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FILOSOFE DELL'ANTICHITÀ: NON SOLO IPAZIA

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Delle filosofe antiche Ipazia è certamente la più nota, ma più per la sua fine tragica che per le sue teorie.

Ipazia non fu l’unica donna filosofo dell’antichità; ma come i secoli di cristianesimo hanno filtrato e distorto dal loro punto di vista il ruolo femminile nella mitologia e nella religione, così sono poco note o nominate di rado o di sfuggita, le donne che nell’antichità diedero un contributo alla filosofia, tradizionalmente considerata territorio maschile. L’elenco che segue non è esauriente e non esaurisce il contributo di queste donne alla disciplina, né lo analizza, ma vuole in qualche modo ricordarne l’esistenza. Il nostro non è nemmeno un giudizio di valore: alcune delle idee qui riassunte possono essere senz’altro discutibili, sia dal punto di vista del contenuto che per il fatto di essere tramandate per frammenti di filosofi posteriori o estratte dal contesto. Quello che presentiamo è una sorta di catalogo.

Parte I: le pitagoriche

Temistoclea: sacerdotessa a Delfi, si dice che da lei Pitagora derivasse gran parte delle sue teorie sull’etica (testimonianza di Diogene Laerzio).

Teano di Crotone, moglie di Pitagora: le è attribuito un trattato Sulla pietà, in uno dei frammenti del quale spiega l’affermazione di Pitagora per cui le cose materiali deriverebbero dai numeri: non è che nascano dai numeri, perché da cose immateriali non nascerebbero oggetti materiali, ma sono come i numeri. In altri scritti a lei attribuiti, precisa le dottrine pitagoriche dell’immortalità dell’anima, della trasmigrazione delle anime e della giustizia divina nell’aldilà.

Myia, figlia di Pitagora: scrisse come altre donne della scuola pitagorica sull’applicazione del principio di armonia nella vita domestica, ad esempio trattando di quanto un neonato desideri solo quello che è appropriato ai suoi bisogni, che sono per natura rispondenti al principio di moderazione.

Esara di Lucania: della sua opera sulla natura umana rimane un solo frammento, ma consistente, e utile per capire la filosofia di altre pitagoriche, come Fintis, Perittione e Teano II. Secondo Esara con l’introspezione è possibile arrivare non solo al fondamento filosofico naturale di tutte le leggi, ma anche alla struttura della morale. Analizzando quindi la natura dell’anima sarebbe possibile comprendere la natura della legge sia a livello individuale che a livello sociale. Secondo Esara l’anima è fatta di tre parti: la mente che riguarda la capacità di giudizio e pensiero analitico, lo spirito o animo che dà forza e vitalità, il desiderio da cui derivano amore e benevolenza. Queste tre parti devono lavorare assieme con appropriata proporzione anche in base al compito che si sta svolgendo in un particolare momento: si tratta quindi di un’armonia dinamica. Dallo stesso principio di proporzione appropriata derivano legge e giustizia, che sono tripartite al pari dell’anima: anche legge e giustizia hanno un principio razionale e analitico, una componente di forza e una di benevolenza. Il lavoro di uomini e donne è quello di portare giustizia e armonia gli uni nella città, le altre in casa: entrambi i compiti sono pilastri della società.

Fintis di Sparta: altra pitagorica, autrice di un trattato sulla moderazione delle donne, più o meno contemporanea di Platone. Nei due frammenti del trattato che ci rimangono, Fintis tratta dell’assunto pitagorico per cui uomini e donne sarebbero sostanzialmente differenti, pur avendo diverse cose in comune: coraggio e saggezza sono virtù di entrambi i generi, anche se "più appropriate" per un uomo (forse in riferimento al ruolo sociale, maggiormente pubblico, degli uomini? o perché in virtù di questo ruolo è più facile per gli uomini manifestarle?), mentre per una donna la temperanza è fondamentale. Il ruolo sociale differente ricoperto da uomini e donne è per Fintis riflesso della differenza tra i due generi. Fintis tratta anche delle pratiche religiose, ammonendo le donne a rispettare anche qui il principio di armonia, dal momento che la pratica sbagliata, come i riti segreti, o l’eccesso di pratiche di per sé corrette, come devozioni e preghiere, sono una forma di intemperanza, che intossica e può portare ad altre forme di intemperanza.

Perittione I: sotto il nome di Perittione vanno due trattati, uno Sull’armonia delle donne, di cui ci giunge un esteso frammento, e l’altro Sulla saggezza; gli studiosi li attribuiscono a due donne diverse, indicate rispettivamente come Perittione I e Perittione II. La prima, l’autrice di Sull’armonia delle donne, sarebbe la madre di Platone; questa Perittione I incoraggia nel suo trattato l’esercizio della filosofia da parte delle donne. Saggezza e autocontrollo sono per le donne la via per tutte le altre virtù, come la giustizia e il coraggio, che a loro volta portano felicità e armonia. Come per le filosofe precedenti e a differenza di altri filosofi del periodo, non traccia il ritratto ideale di una società, ma ha una morale pragmatica, che tocca temi quotidiani per le donne dell’epoca, come la fedeltà coniugale, il rispetto delle istituzioni e delle leggi, la moderazione negli aspetti quotidiani quali il cibo, la cura del corpo, le relazioni con gli altri. La donna ideale di Perittione I come quella delle filosofe precedenti, si colloca in armonia con la società del suo tempo, non la modifica per adeguarla a nuovi ideali di giustizia.

Teano II: tra le pitagoriche c’è un’altra donna di nome Teano come la moglie di Pitagora ma vissuta più tardi. Nelle sue lettere si riprende il concetto di ruolo della donna nella società presente che abbiamo già visto per le altre pitagoriche. In quella a Eubule deplora l’abitudine di crescere i figli nel lusso, cedendo ad ogni loro capriccio, allarmandosi ad ogni pianto e non disciplinandoli mai. Nella lettera a Nicostrata si dice che le donne sono naturalmente inclini a temperanza e moderazione, perciò la virtù riesce loro più facile che non agli uomini, e che tale moderazione e buon temperamento non dovrebbero essere turbati neppure dai tradimenti del marito con una cortigiana, che non giustificherebbero una vendetta da parte della moglie, la sua invidia verso l’amante del marito o il divorzio. L’epistola a Callisto tratta invece il tema del rapporto tra una giovane sposa e donne più anziane che possono insegnarle come governare una casa, ma che vanno scelte attentamente per evitare quelle che sono di cattivo esempio, maltrattando i servi e fornendo meno di quanto loro occorra, incoraggiando così sotterfugi e furtarelli da parte loro. Altre lettere attribuite a Teano II sono ritenute spurie, ma provengono senz’altro da un’autrice (donna per i dettagli noti sulla vita domestica) con un background filosofico.

Perittione II: appartiene anche lei all’ambito pitagorico; le altre filosofe pitagoriche sottolineavano come la filosofia applicata al raggiungimento dell’armonia fosse necessaria alla donna perché unico spazio in cui raggiungere la virtù, Perittione II fa un passo oltre e raccomanda la pratica della filosofia a uomini e donne, ovvero il ragionamento discorsivo su come ogni cosa possa essere ricondotta ad un unico principio che è l’armonia, un principio che è normativo, matematico, metafisico ed estetico al tempo stesso.

Vai alla seconda parte: filosofe della classicità e della tarda antichità

Per approfondire

Manuela Simeoni

 

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